Basandoci sulle interazioni interspecifiche, intraspecifiche e gli effetti dovuti alle variazioni climatiche possiamo suddividere le estinzioni in tre categorie differenti:
Estinzione di fondo: cioè il normale processo di sostituzione di una specie da parte di un’altra ovvero il livello di estinzione che troviamo sempre in un ambiente. Questa è in funzione della durata della vita media di ogni specie in esame e a sua volta, dipende da una serie di fattori quali: predazione, competizione, ecc., dalle variazioni climatiche locali e dalla dimensione spaziale dell’areale di distribuzione.
Estinzione di massa: questa prevede un forte declino della biodivesità e quindi influenza un numero elavato di specie in un arco temporale ridotto. Le cause che portano ad una estinzione globale sono quasi sempre riconducibili a fattori climatici come ad esempio l’aumento della temperatura o le variazioni del livello del mare ecc. Molto più raramente invece tale estinzione è dovuta da fattori esogeni come ad esempio la caduta di un meteorite o atri eventi non prettamente terrestri.
Estinzione a-temporale: quest’ultima, definita anche “neo-estinzione” è causata dall’azione dell’uomo che può agire sia direttamente ad esempio con la caccia, la pesca ecc… sia indirettamente riversando in natura composti inquinanti, introducendo nuove specie che sovrastano le specie presenti, ecc…
Questo ha causato in quasi 400 anni la scomparsa definitiva di diverse specie di uccelli e mammiferi che sono gli organismi più sensibili alle azioni antropiche.
Valutando il numero di specie che si sono estinte nei vari habitat, è stato constatato che la maggior parte di queste si è estinta in ambienti aerei e principalmente sulle isole, pur essendo le terre emerse solo il 30% della superficie globale, la cui causa è dovuta infatti a diversi fattori elencarti di seguito:
1) l’uomo è un animale terrestre.
2) la terraferma a differenza degli oceani è facilmente modificabile e frammentabile.
3) sulla terraferma il fenomeno “dell’insularità” è maggiore rispetto agli oceani.
Non tutte le specie sono soggette allo stesso modo al processo di estinzione. Questo dipende da una serie di fattori e proprietà intrinseche della specie come ad esempio la “sensibilità”, cioè il grado al quale una specie risponde ad uno stress o disturbo antropico, e alla “vulnerabilità” ovvero la possibilità che una specie sia esposta ad un fattore di stress antropico alla quale essa è sensibile.
La causa principale che comporta l’estinzione o meglio una neoestinzione è la distruzione dell’habitat, possiamo citare come esempi la deforestazione (incrementata del 90% negli untimi trentanni ) e la distruzione sempre più frequente delle barriere coralline.
La distruzione dell’habitat può anche essere intesa come la conversione di un habitat in un ambiente definito come “non habitat” ovvero un biotopo mutato, impoverito, dove le condizioni di produttività e struttura sono completamente differenti dall’habitat originario.
Possiamo osservare mediante un grafico, il quale relaziona la perdita di specie con la percentuale di habitat distrutto, la diminuzione della biodiversità se un dato habitat viene distrutto. Se un ambiente viene distrutto per il 90% si può anche arrivare ad una perdita di specie pari al 50%, comunque tale dato è leggermente variabile perché dipende anche dalla qualità del restante 10% di habitat intatto.
Se poi l’ambiente distrutto-modificato è un territorio insulare le perdita di specie alle stesse percentuali di habitat distrutto è nettamente superiore.
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